Subappalti, parte la banca dati anti-frode

Una maxi banca dati che metterà in relazione gli elementi che riguardano lo stato degli appalti e l’avanzamento dei pagamenti, incrociando i riscontri che arrivano dalla fatturazione elettronica per andare a caccia di «red flag», indicatori di anomalia nel comportamento delle imprese, sui quali saranno poi fatti approfondimenti.

Le nuove regole sulla fatturazione elettronica nei subappalti (partenza prevista: 1° luglio 2018, a meno di eventuali “sorprese” in ambito parlamentare) avranno un impatto rilevante non solo sul fronte fiscale ma anche su quello dell’anticorruzione.

È a questo cambiamento che stanno lavorando da diverse settimane con incontri periodici, in vista dell’avvio del nuovo regime, i tecnici dell’Autorità anticorruzione di Raffaele Cantone, insieme a quelli della Ragioneria generale dello Stato.

Tutto prende le mosse da un protocollo di intesa sottoscritto dall’Anac e dal Mef a maggio del 2016. Qui si ipotizzava l’identificazione «di possibili interventi di evoluzione ed implementazione delle rispettive banche dati a supporto dell’interoperabilità e della capacità di analisi e monitoraggio della spesa pubblica».

La fatturazione elettronica nei subappalti Pa, per adesso limitata al primo anello di imprese subappaltatrici (come spiega la circolare 8/E dell’agenzia delle Entrate), ha dato a ministero dell’Economia ed Authority l’occasione di dare concretezza a questi concetti. Da un lato, infatti, c’è l’archivio del Mef, che ospita dati sui pagamenti delle pubbliche amministrazioni. Dall’altro c’è la banca dati dell’Autorità anticorruzione che, invece, contiene tutti gli elementi che consentono di identificare una procedura e conoscere lo stato di un appalto pubblico in Italia.