Limiti alla regolarizzazione con autofattura elettronica

Il provvedimento 89757/2018 dell’agenzia delle Entrate, che detta le regole tecniche per l’e-fattura, prevede la trasmissione allo SdI dell’autofattura elettronica nei casi in cui è necessaria la procedura di regolarizzazione di cui all’articolo 6, comma 8, Dlgs 471/97, per mancata ricezione della fattura (lett. a) o per ricezione di fattura irregolare (lett. b).

In queste ipotesi, l’autofattura elettronica, emessa con codice TD20 (come precisano le specifiche tecniche allegate al provvedimento) e con i dati di fornitore e cessionario/committente, sostituisce l’obbligo di presentare il documento alle Entrate, visto che l’amministrazione finanziaria viene a conoscenza dell’operazione grazie allo SdI.

La procedura, compresa la dispensa dalla presentazione dell’autofattura all’ufficio, dovrebbe rendersi applicabile in tutte le situazioni in cui la regolarizzazione avviene in analogia alle previsioni dell’articolo 6, comma 8.

È il caso in cui sono sistemati con autofattura eventuali errori nell’utilizzo del plafond degli esportatori abituali, secondo le regole illustrate, da ultimo, dalla risoluzione 16/E del 2017. Se l’esportatore effettua acquisti senza applicazione dell’Iva per importi superiori al plafond disponibile o, addirittura, in mancanza dello status di esportatore agevolato, è infatti possibile ravvedere la violazione (beneficiando della riduzione delle sanzioni) mediante emissione di autofattura in formato elettronico (dal 1° gennaio 2019) e versamento o liquidazione, a seconda del metodo scelto, dell’imposta e degli interessi. In alternativa, il ravvedimento può avvenire chiedendo al fornitore l’emissione di una nota d’addebito di sola imposta che, dalla medesima data, sarà anch’essa elettronica (codice TD05).