Buoni pasto col cellulare

Il servizio sostitutivo della mensa aziendale erogato dal datore di lavoro tramite un’apposita app sullo smartphone è equiparabile ai buoni pasto. Anche ai fini fiscali, tanto per le imposte dirette (esenzione per il lavoratore, deducibilità per la società) quanto per l’Iva (aliquote del 4% e 10%). È questo l’orientamento espresso dall’Agenzia delle entrate, che ha pubblicato sul proprio sito il principio di diritto n. 3 dell’8 ottobre 2018.

Questa nuova tipologia di documento di prassi, disponibile a far data dallo scorso mese di settembre, costituisce la versione «ristretta» delle risposte alle istanze di interpello e viene utilizzata laddove la divulgazione integrale dei pareri forniti dalle Entrate potrebbe recare un pregiudizio a un interesse pubblico o privato.

Nel caso in esame il quesito era volto a conoscere il corretto trattamento tributario di un servizio reso da un’azienda tramite un’apposita applicazione per smartphone, non meglio specificata. Dal tenore della risposta è presumibile che tale funzionalità consenta al lavoratore di fruire del pasto giornaliero presso gli esercizi convenzionati, pagando con il proprio cellulare, analogamente cioè ai ticket in formato elettronico caricati in apposite smart card.

Le Entrate precisano che la app è assimilabile ai servizi sostitutivi di mensa resi con i buoni pasto, come disciplinati dal decreto Mise n. 122/2017. Sulla base di tale presupposto, l’amministrazione fornisce le indicazioni riguardanti i tre profili impositivi.

Irpef lavoratore. Con riferimento al dipendente che riceve e utilizza il corrispettivo per il vitto, il richiamo è all’articolo 51, comma 2 lettera c) del Tuir. Come già previsto per i ticket, le somme non rientrano nel reddito da lavoro del contribuente. Gli importi giornalieri dei pasti devono così essere esclusi dall’imponibile fiscale in busta paga.

L’Agenzia non cita alcun limite di non imponibilità. Il richiamo al predetto articolo del Tuir, tuttavia, dovrebbe lasciar supporre che si applica il limite di 7 euro giornalieri previsti per i ticket erogati in formato elettronico.

Ires datore di lavoro. Per quanto riguarda l’azienda, resta confermata la deducibilità piena dei costi sostenuti per erogare il servizio sostitutivo della mensa tramite app ai dipendenti. Non opera, quindi, la soglia del 75% di deducibilità fissata dall’articolo 109, comma 5 del Tuir. Le relative voci di spesa rappresentano infatti un onere «per l’acquisizione di un servizio complesso non riducibile alla semplice somministrazione di alimenti e bevande.