Assegnazione dei beni d’impresa: come valutare i vantaggi fiscali

La scadenza del 30 settembre per le assegnazioni e cessioni di beni ai soci e per le trasformazioni agevolate in società semplice previste dalla legge di Bilancio 2017 impone a società e consulenti particolare attenzione al rientro dalle ferie. Si tratta di operazioni complesse, con variabili di natura societaria e fiscale differenti in ogni singola ipotesi. Non a caso, a fine luglio le Entrate hanno diffuso una serie di risoluzioni con le risposte ad altrettanti interpelli. Riepiloghiamo allora, in sintesi, gli aspetti principali dell’assegnazione. Si concretizza in una distribuzione di capitale o di utili (o di riserve di capitale o di utili) mediante l’attribuzione di uno o più beni. Quindi, destinare al socio un bene senza che vi sia riduzione contestuale di una posta del netto patrimoniale non può configurarsi come una assegnazione, ma, casomai, come una cessione. Inoltre, l’assegnazione può realizzarsi anche nei casi di recesso, riduzione del capitale esuberante o di liquidazione previsti dall’articolo 47, comma 7, del Tuir, nel qual caso le norme speciali devono coordinarsi con le regole generali previste per questi istituti. Ad esempio, nel caso in cui l’assegnazione sia una modalità per soddisfare il credito vantato dal socio receduto, non si avrà la ricerca della proporzionalità tra beni assegnati e quote possedute dai soci, ma l’assegnazione avverrà a vantaggio integrale del socio stesso. Soggetti e beni. L’operazione riguarda le Snc, Sas, Srl, Spa, Sapa e quelle ad esse fiscalmente assimilate. Via libera sia alle società non operative che a quelle in liquidazione, che, anzi, sono tra le più interessate.