Spesometro verso la proroga-lunga

 
Il cantiere dello spesometro resta aperto. Neanche ventiquattro ore dopo la mini proroga al 5 ottobre concessa dalle Entrate per il blocco del canale web di trasmissione (tornato operativo ieri mattina seppure con funzionalità ancora limitate), è stato il viceministro all’Economia, Luigi Casero, a riaprire la possibilità di un differimento più esteso per il termine di invio dei dati di fatture emesse e ricevute nel primo semestre dell’anno. E non è la sola proroga che potrebbe arrivare, perché spunta anche l’ipotesi di un differimento del termine del 2 ottobre per l’adesione alla definizione delle liti pendenti. Come reso noto ieri dall’Uncat (Unione nazionale camere avvocati tributaristi), dai rappresentanti del dipartimento delle Finanze incontrati nei giorni scorsi è emersa la possibilità di spostare il termine della rottamazione delle liti pendenti anche a causa delle difficoltà interpretative che impediscono una valutazione sulla convenienza ad aderire. E Uncat ha segnalato l’opportunità di prevedere forme di ravvedimento anche con riferimento a eventuali errori di calcolo durante la procedura di definizione per evitare futuri contenziosi a riguardo. Ma a dominare la scena resta lo spesometro.

Nel sottolineare la gravità della situazione determinatasi per la possibilità di accessi non autorizzati alle informazioni altrui, Casero ha ammesso che a stretto giro si valuterà con l’agenzia delle Entrate se «fare un intervento un po’ più ampio, se ci sia la necessità di misure immediate, come un’ulteriore proroga, o di interventi correttivi più a lungo termine». Sarà importante capire le cause che hanno generato il caos e hanno messo in seria difficoltà migliaia di professionisti. In questo senso sarà utile la “relazione” che il viceministro ha chiesto ai responsabili di Sogei ed Entrate. «Dai dati che ci forniranno le strutture – ha spiegato Casero – potremmo capire meglio dove il sistema non ha funzionato, quali e quanti soggetti sono stati coinvolti e se necessario utilizzare questo blocco per rivedere tutto il meccanismo delle comunicazioni Iva». Ma «non rinunceremo alla procedura e ai dati Iva, piuttosto se necessario in legge di bilancio potremmo aggiustare il tiro e ridurre complicazioni e inefficienze emerse in questi giorni.