Liquidazioni Iva, il conto del Fisco

Proprio mentre imperversa la tempesta dello spesometro, l’agenzia delle Entrate passa all’incasso dell’Iva del primo trimestre. In questi giorni i contribuenti o i loro intermediari, già allertati a luglio con una lettera di compliance, si vedono recapitare delle lettere che li “invitano” a versare l’Iva dovuta nel primo trimestre 2017 entro 30 giorni. L’arrivo di questa comunicazione, inviata ai contribuenti che dopo l’alert di luglio non hanno eseguito alcun versamento o lo hanno fatto in misura non sufficiente, non è una bella notizia perché preclude, per ora, la possibilità di fare ricorso o di presentare il ravvedimento. Quest’inibizione trova un suo fondamento in diverse circolari dell’agenzia delle Entrate che hanno indicato una linea che è andata consolidandosi nel tempo, e cioè che una volta che sei entrato nel radar del fisco il ravvedimento non è più possibile.

Come chiudere con il Fisco. Nella lettera viene precisato che se il contribuente è d’accordo con i dati segnalati dal fisco, è possibile regolarizzare la posizione versando le somme dovute, entro 30 giorni dalla data in cui è stata ricevuta la comunicazione. Considerato che le comunicazioni stanno arrivando in questi giorni, se la lettera è arrivata il 27 settembre 2017, il contribuente potrà eseguire il pagamento entro il 27 ottobre 2017. In questo caso, l a sanzione ordinariamente prevista per l’omesso o carente versamento dell’imposta è ridotta a un terzo. Nei casi in cui sono già decorsi 90 giorni dalla scadenza del versamento, la sanzione è quella del 30%, riducibile al 10 per cento. Per il versamento, il contribuente potrà usare il modello F24 pre compilato allegato alla comunicazione. Si applica la sanzione ridotta anche se si paga a rate, versando la prima rata sempre entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione. Per le rate si può scegliere tra massimo otto rate trimestrali per importi entro i 5mila euro e massimo 20 rate trimestrali per importi superiori a questa cifra. Se il fisco ha torto. Nei casi in cui, invece, il contribuente ritiene che il fisco ha sbagliato i calcoli, sempre entro 30 giorni, dovrà fornire i chiarimenti e dimostrare la correttezza dei dati comunicati. Per fare questo, potrà usare il canale di assistenza online Civis, . la posta elettronica certificata (Pec) o contattare i centri di assistenza multicanale. In alternativa, il contribuente può sempre rivolgersi a un ufficio territoriale dell’agenzia delle Entrate. Resta fermo, però, che se i dati comunicati al fisco sono corretti e il versamento indicato nella comunicazione della liquidazione periodica del primo trimestre non è stato effettuato, il contribuente, che non ha proceduto al ravvedimento spontaneo, se non pagherà le somme dovute entro 30 giorni dalla comunicazione, si vedrà successivamente iscritte a ruolo le imposte, le sanzioni intere del 30% e gli interessi, con l’aggiunta delle spese di notifica della cartella e dei relativi oneri di riscossione.