Elusione ed evasione, si discute ancora

Un conto è evadere, un altro è eludere (in termini più aggiornati – ma forse da rivedere – “abusare del diritto”). Nonostante l’introduzione dell’articolo 10-bis dello Statuto del contribuente, permangono numerosi dubbi in relazione al distinguo tra evasione ed elusione – specie tra simulazione ed elusione – considerando che tale distinzione comporta delle rilevanti differenziazioni sul piano delle conseguenze procedimentali nonché su quelle sanzionatorie (l’evasione è fattispecie penale, diversamente dall’elusione). Occorre partire dalla constatazione che nell’elusione non c’è alcuna manipolazione della realtà: vi è coincidenza tra ciò che le parti dichiarano di volere e ciò che realmente vogliono. Le parti dichiarano di volere determinati effetti giuridici per conseguire un determinato effetto economico, e tale volontà non è simulata, ma effettiva. Ed è proprio la realizzazione degli effetti giuridici che consente di raggiungere il risultato (elusivo) desiderato, che consiste nel risparmio indebito d’imposta. L’evasione, invece, identifica la violazione di precetti normativi, perpetrata soprattutto attraverso atti e comportamenti celati, nascosti o, comunque, volti a dissimulare l’effettiva ricchezza prodotta mediante la creazione di una realtà in apparenza divergente da quella effettiva. È quindi evidente che le vicende simulatorie sono da ascrivere all’evasione. Si può sinteticamente affermare che nella simulazione vi è una asimmetria tra la situazione formale e quella reale, mentre nell’elusione non vi è alcuna divergenza tra apparenza e realtà.