Split payment, riscritta la platea

Il nuovo split payment mette nuovamente in crisi gli elenchi dei soggetti inclusi nell’adempimento rendendo impossibile la conciliabilità tra le regole del Dl 50/2017 e del Dl 148/2017. Lo split payment, introdotto dal 2015 solo per alcune pubbliche amministrazioni, nel corso del 2017 ha subito tre importanti modifiche soggettive a opera del Dl 50/2017, nonché dei decreti di attuazione del Mef 27 giugno 2017 e 13 luglio 2017, a cui vanno aggiunti aggiornamenti e nuove versioni degli elenchi pubblicati dal Dipartimento delle finanze sul proprio sito. Tale quadro normativo, che riguardava le fatture emesse dal 1° luglio 2017, nell’attuale struttura del perimetro soggettivo, almeno in riferimento ai soggetti elencati nel comma 1-bis, esaurirà la propria efficacia il 31 dicembre 2017. Dalle fatture emesse dal 1° gennaio 2018, per effetto delle novità del Dl 148/2017, si cambia ancora. Nulla varia per le pubbliche amministrazioni identificate dal comma 1 dell’articolo 17-ter e nell’articolo 5-bis del decreto 23 gennaio 2015. Più complesso e articolato appare invece il quadro identificativo degli altri soggetti interessati. Per le società di cui alle lettere da a) a d) del nuovo comma 1-bis la variazione è significativa dal momento che vi rientrano le società: – controllate direttamente dalla presidenza del Consiglio e dai ministeri attraverso voti sufficienti per esercitare un’influenza dominante nell’assemblea ordinaria (lettera a); – controllate direttamente o indirettamente da amministrazioni pubbliche, enti pubblici e società possessori della maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria (lettera b); – quotate, inserite nell’indice Ftse Mib della Borsa italiana o con altro eventuale indice per il mercato azionario stabilito dal decreto Mef, identificate ai fini Iva nel territorio italiano, si ritiene anche tramite un rappresentante fiscale (lettera d).