Per i consulenti rischio-autoriciclaggio

Il nuovo sistema sanzionatorio antiriciclaggio ridisegnato dal Dlgs 90/2017 potrebbe comportare la contestazione dei reati di riciclaggio e autoriciclaggio anche nei confronti dei professionisti. Nella giurisprudenza venutasi via via a formare anche con la precedente disciplina, in particolare sugli intermediari finanziari, accade sempre più spesso che l’elemento soggettivo del reato di riciclaggio o di autoriciclaggio può essere desunto dalla violazione qualificata e reiterata degli obblighi posti dalla normativa antiriciclaggio. Di recente la Cassazione ha applicato il principio secondo cui è configurabile il concorso nel reato di frode fiscale per coloro che, pur essendo estranei e non rivestendo cariche nella società emittente le fatture per operazioni inesistenti, abbiano in qualsivoglia modo partecipato a creare il meccanismo fraudolento che ha consentito alle utilizzatrici dei documenti il risparmio di imposta (III penale, sentenza 17418/2016). Pertanto il passaggio da concorso nel reato fiscale a concorso nel reato di autoriciclaggio con reato tributario presupposto, se lo stesso professionista abbia omesso sistematicamente gli adempimenti antiriciclaggio e le relative segnalazioni di operazioni sospette, sarà possibile se non probabile. Su quest’ultimo passaggio: la violazione sistematica e frodatoria della normativa antiriciclaggio e la possibile contestazione di reato di autoriciclaggio si potrebbe ipotizzare nel caso in cui il professionista agevoli o abbia agevolato il trasferimento di fondi provenienti da reati tributari o societari o finanziarie all’estero o dall’estero con operazioni di mascheramento su Paesi cosiddetti off shore ossia paradisi fiscali e societari.