Taglio al cuneo, pensioni, industria 4.0, contratti Pa: i 1.247 commi al traguardo

La carica dei mille. E oltre. Al netto di possibili errori di conteggio nella stesura del testo finale che approderà oggi al Senato per ricevere il sigillo definitivo, sono infatti 1.139 i commi della manovra, che diventano 1.247 con gli “stati di previsione”, su cui ieri sera la Camera ha votato la fiducia al Governo: ben 455 in più dei 684 commi della versione approdata a Montecitorio dopo il primo passaggio a Palazzo Madama.

Quello che era stato annunciato come un disegno di legge di bilancio “snello” si è via via gonfiato sempre più rispetto ai 120 articoli di partenza con poderose iniezioni di “macro” e, soprattutto, “micro” norme. La fisionomia scaturita da questo massiccio restyling mostra nei suoi tratti essenziali: un pacchetto sull’economia digitale con una Web tax calibrata su una tassazione del 3% ma non estesa sull’e-commerce, una ritenuta del 26% sui prestiti Fintech e il nuovo servizio postale universale anche per i pacchi fino a 5 Kg; la riforma delle agenzie fiscali e restyling del calendario fiscale; l’estensione dell’Ape sociale alle 4 nuove categorie di lavori gravosi, in aggiunta alle 11 già previste, per le quali non scatterà l’aumento automatico dell’età pensionabile nel 2019. E ancora: un doppio bonus fino all’85% sui lavori condominiali; un fondo per il ristoro dei risparmiatori colpiti dai crack bancari, un bonus bebè ripristinato per il solo 2018 e l’innalzamento a 4mila euro della soglia delle detrazioni fiscali per i figli a carico.