Detrazione Iva, i nodi delle fatture tardive

Il termine per l’esercizio del diritto di detrazione decorre dal momento in cui è soddisfatta una duplice condizione: si è manifestata l’esigibilità dell’imposta e il cessionario/committente ha ricevuto la fattura.

La circolare 1/E/2018 dell’agenzia delle Entrate sdogana così un’interpretazione favorevole al contribuente che, nella sostanza, dà più tempo per detrarre l’Iva rispetto a quanto emerge da una lettura rigida dell’articolo 19 del Dpr 633/1972, come modificato dal decreto legge 50/2017.

Quindi, il diritto di detrazione può essere esercitato al più tardi con la dichiarazione relativa all’anno nel quale è stata ricevuta la fattura, dal momento che questa condizione è quella che, di norma, si verifica in un secondo momento.

E questo, in base a quanto confermato dalle Entrate, anche con la presentazione di una dichiarazione integrativa. I contribuenti dovranno fare molta attenzione alla “gestione” della data di ricezione dei documenti e, soprattutto, a come eventualmente provarla. Sul punto la circolare 1/E pare assumere una posizione “blanda”, affermando che la ricezione deve emergere (se non risulta da Pec o da altri sistemi che attestino la ricezione del documento, come, si ritiene, anche una semplice email) da una corretta tenuta della contabilità, rinviando a quanto previsto dall’articolo 25 circa l’obbligo del contribuente di numerare in ordine progressivo le fatture e le bollette doganali ricevute.