Sul registro il Fisco conferma le pretese

Cassazione e agenzia delle Entrate hanno riaperto ufficialmente la partita sull’imposta di registro applicata nelle operazioni societarie. Con un solo effetto concreto: creare nuovamente confusione sui conferimenti di asset aziendali seguiti da cessione di quote effettuati in passato. Tutto questo mentre imprese e professionisti pensavano che con l’intervento di Governo e Parlamento nella legge di Bilancio 2018 si fosse conclusa la fase di instabilità normativa che aveva caratterizzato le contestazioni del Fisco e delle interpretazioni favorevoli della giurisprudenza di legittimità.

Invece, l’assenza di un riferimento anche per il passato nella nuova norma rischia di far proseguire i contenziosi in corso con esiti tutt’altro che pacifici. Da una parte c’è già una Commissione tributaria con orientamento opposto alla stessa Cassazione depositata il 26 gennaio scorso.

  • Dall’altra, la data di notifica dell’atto di contestazione potrebbe rappresentare uno spartiacque tra passato e futuro, almeno stando alla lettura delle Entrate a Telefisco.

La questione ruota intorno a quelle che sono state definite operazioni “concatenate”: una società conferisce asset in una Newco e poi cede le quote di quest’ultima a un soggetto terzo. Da un punto di vista operativo, questo passaggio consente all’acquirente delle partecipazioni di detenere un’azienda in piena attività già dal closing. Dal punto di vista della tassazione, per chi vende c’è la possibilità (legittima) di accedere alla participation exemption (Pex) sulla vendita di azioni (ma non sul conferimento che è neutrale) con un prelievo Ires solo sul 5% delle plusvalenze. Il problema, però, è che non ci sono solo le imposte dirette.