Scissioni da agevolare con il criterio analitico

La scissione societaria ha alcune particolarità, rispetto alla fusione, sul calcolo del credito d’imposta per le attività di ricerca e sviluppo. Anche se, in linea generale, sono applicabili i contenuti della circolare dell’agenzia delle Entrate n. 10 del 16 maggio scorso sulle fusioni.

Per le scissioni è rilevante la ripartizione di patrimonio e rapporti giuridici della società scissa tra due o più società beneficiarie. In caso di scissione parziale, rileva la divisione tra la società scissa e la società beneficiaria (che possono anche essere più di una). Ciò rende necessaria particolare attenzione nell’attribuire la media di riferimento 2012-2014.

Nel caso di operazione straordinaria intervenuta durante gli anni di maturazione della media, l’avente causa subentra nei costi del dante causa, sommandoli ai propri per poi calcolare la media. Viceversa, nel caso di operazione straordinaria intervenuta dopo gli anni di maturazione della media, l’avente causa subentra nella media del dante causa, sommandola alla propria media.

Per la suddivisione della media degli investimenti pregressi (2012-2014), la circolare 10/2018 ricorda che, quanto all’agevolazione “Tremonti-bis” sui nuovi investimenti incrementali in beni strumentali, era stato chiarito che il parametro della media storica andasse ripartito tra la beneficiaria e scissa (in caso di scissione parziale) secondo il criterio proporzionale (articolo 173, comma 4, Tuir), quindi in proporzione delle rispettive quote del patrimonio netto contabile trasferite o rimaste.

Nel credito d’imposta ricerca e sviluppo, la scelta è diversa: l’incentivo è finalizzato ad «incentivare gli investimenti inerenti a specifiche fasi dell’attività aziendale (ricerca e sviluppo), la cui esecuzione presuppone, nella generalità dei casi, una distinta organizzazione di persone (ricercatori, tecnici e altro personale) e beni materiali e immateriali necessari per l’esecuzione dei progetti di ricerca».