I controlli sul no profit setacciano utili e attività

Modalità di svolgimento delle attività di interesse generale ed effettiva destinazione degli utili a finalità sociali. Sono questi i punti chiave intorno ai quali ruotano i controlli del fisco nel caso degli enti non profit. In attesa della completa attuazione della riforma del Terzo settore e dell’entrata in funzione del Registro unico nazionale (si veda l’altro articolo in pagina), gli adempimenti e i controlli fiscali continuano a essere regolati dalle norme precedenti.

Le verifiche sulle Onlus

Per le Onlus, in primo luogo, occorrerà prestare attenzione in particolare all’effettivo perseguimento delle finalità solidaristiche, all’assenza di distribuzione di utili, alla corretta tenuta delle scritture contabili, al rispetto dei limiti nell’esercizio della raccolta fondi e delle attività direttamente connesse. I proventi relativi a queste ultime attività, ad esempio, non potranno superare secondo la legge il limite del 66% delle spese complessive dell’ente.

La mancanza dei requisiti previsti dal decreto legislativo 460/1997 comporta la perdita della qualifica, con cancellazione dell’ente dall’anagrafe Onlus

Oltre ai controlli effettuati in sede di iscrizione all’anagrafe (di carattere formale), l’amministrazione finanziaria può effettuare controlli successivi, anche attraverso ispezioni nei locali dell’ente (articoli 32 Dpr 600/1973 e 52 Dpr 633/1972).

Al provvedimento di cancellazione si accompagna anche l’accertamento fiscale, con ripresa a tassazione dei proventi in base alle norme ordinarie. Il venir meno del regime agevolativo, infatti, farà cadere la decommercializzazione delle attività istituzionali e la detassazione dei redditi d’impresa derivanti da quelle direttamente connesse.

Ai rappresentanti legali e agli amministratori potranno essere anche applicate le sanzioni connesse all’abuso della denominazione di Onlus e all’indebita fruizione dei benefici.