Criptovalute, l’esterovestizione e l’esigenza di procedimenti chiari

Un fenomeno attualmente in forte espansione è rappresentato dalle Ico (Initial coin offering). Con le Ico è possibile raccogliere, in forma digitale, capitali per scopi imprenditoriali sulla base della tecnologia blockchain, con emissione di criptovalute o token.

L’esistenza di una disciplina precisa e chiara sul fenomeno è, allo stato, elemento essenziale per l’operatore che si voglia cimentare in tale attività. Basti pensare che vi sono varie tipologie di Ico e di token, e ad ogni tipologia corrisponde un inquadramento giuridico/finanziario differente. L’autorità federale elvetica di vigilanza sui mercati finanziari (Finma) è stato uno dei primi organismi ufficiali a proporsi nella identificazione delle varie tipologie di Ico e token.

Secondo lo schema Finma, i token si suddividono in:

token di pagamento o “criptovalute ”: trattasi di mezzi di pagamento per l’acquisto di beni o servizi, oppure strumenti finalizzati al trasferimento di denaro e di valori;

token di investimento: rappresentano valori patrimoniali, alla stregua (secondo un’accezione economica) di azioni, obbligazioni o strumenti finanziari derivati;

token di utilizzo: permettono di accedere a un’utilizzazione o ad un servizio digitale forniti dietro utilizzo di una infrastruttura blockchain.