Studi di settore, congruità a rischio nel sistema “registrato”

Congruità a rischio per gli studi di settore delle imprese di servizi che hanno optato per il regime del registrato. La mancanza di correttivi, previsti per le imprese in semplificata che hanno esercitato l’opzione di cui all’articolo 18, comma 5 del Dpr 600/73, rischia di compromettere la congruità di coloro che, solitamente, fatturano le prestazioni ultimate entro la fine del periodo d’imposta, nell’annualità successiva.

In particolare nel 2017, anno di passaggio di regime (da competenza a registrato), costoro si trovano a non poter contare sui ricavi fatturati nel 2018 di competenza del 2017 che sulla base delle regole del «registrato» fanno per l’appunto reddito nel 2018.

È il caso, ad esempio degli agenti e dei rappresentati di commercio (studio YG61U), delle imprese che eseguono elaborazioni contabili (studio WG92U), degli autotrasportatori (studio WG68U). Nel precedente regime (in vigore fino al 31 dicembre 2016) i ricavi fatturati nel 2017, ma per l’appunto di competenza del 2016, erano invece affluiti nel reddito imponibile del 2016 (e quindi nello studio di settore del 2016), a nulla rilevando il momento di fatturazione.

Nei casi più eclatanti, come ad esempio per gli autotrasportatori, potrebbe mancare all’appello addirittura un intero trimestre (come evidenziato dalla recente circolare 14/E/2018), trascinando al ribasso l’imponibile su cui vengono calcolate le imposte, ma anche i ricavi dichiarati, da porre a confronto con quelli stimati dal software Gerico.

In questi casi, l’unico rimedio possibile è quello di segnalare la questione nel quadro Annotazioni posto in calce al modello evidenziando, se del caso, che per competenza il contribuente non avrebbe avuto problemi a raggiungere il livello di congruità atteso dal software.