Criptovalute, tassata al 26% la plusvalenza sui token

L’agenzia delle Entrate, rispondendo ad un interpello (risposta n. 14 del 28 settembre 2018), detta la disciplina fiscale sulle cosiddette Ico (Initial coin offering), ossia le offerte al pubblico di token digitali che conferiscono al possessore finanziatore il diritto di ottenere beni o servizi dall’emittente e di scambiarli in criptovalute.

Le Ico ormai costituiscono una modalità ricorrente nella prassi commerciale digitale di finanziamento delle start up, imprese di nuova costituzione che intendono realizzare un progetto che si basa sull’innovativa tecnologia denominata blockchain. Interessante la differenziazione tra «security token» e «utility token»: i primi considerati rappresentativi di diritti economici connessi all’andamento dell’iniziativa imprenditoriale, i secondi rappresentativi di servizi dell’emittente o di un possibile scambio sul mercato secondario della piattaforma dell’emittente o su altre piattaforme presenti sul mercato digitale.

Questi token potrebbero essere, quindi, ceduti a terzi, ricevendo in cambio valuta virtuale o valuta legale, quindi monete correnti come euro o dollari.

L’amministrazione finanziaria detta semplici regole derivanti dall’applicazione tradizionale delle nostre leggi tributarie, facilitando la creazione di queste attività legate alle nuove tecnologie e dando certezza ai contribuenti.

La prima indicazione riguarda la non rilevanza ai fini Iva della cessione dei cosiddetti «utility token» in quanto assimilabili ai voucher , la cui rilevanza fiscale si manifesta solo al momento dell’utilizzo, quindi all’acquisto del bene o del servizio di cui lo stesso voucher è rappresentativo. Anche la cessione o il cambio dell’utility token in criptovaluta e dalla stessa in valuta corrente sarebbe esente Iva secondo precedenti orientamenti dell’Agenzia (risoluzione 72/E del 2016) e della Corte Ue (Causa C-264/14).