Bonus imprese, partita aperta fra stretta e rilanci

Le misure per le imprese guardano di più ai piccoli e alle partite Iva. Molto meno ai grandi. È la prima lettura che si può fare dalla bozza del disegno di legge di bilancio, anche se il cantiere va considerato ancora aperto. Il quadro infatti potrebbe essere provvisorio su alcune misure, tra presenti e assenti. Tra i punti fermi c’è lo stop al superammortamento fiscale per i beni strumentali, mentre andrà avanti nel 2019 con modifiche (e per consegne fino al 2020 previo acconto del 20%) l’iperammortamento che incentiva i beni “digitali” del piano Impresa 4.0.

Scompare l’aliquota unica di maggiorazione (150%) per far posto a tre scaglioni, con benefici decrescenti al crescere dell’investimento e comunque con un tetto a 20 milioni. La logica è premiare di più i piccoli investimenti che – si presuppone – siano fatti in misura prevalente dalle piccole imprese.

Lo stesso intento ha portato al ridimensionamento del credito di imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo. Non c’è al momento, stando alla bozza, il rinnovo del credito di imposta per attività in formazione 4.0. Né gli sgravi per chi assume manager per l’innovazione, misura che era stata invece citata nel comunicato stampa del governo dopo il consiglio dei ministri del 15 ottobre.

Come già emerso nei giorni scorsi, oltre alla “flat tax” per professionisti e piccole imprese, il disegno di legge contiene la riduzione dell’Ires, dal 24 al 15%, per investimenti in assunzioni, anche a tempo determinato, e in beni strumentali. Ma solo se la spesa risulta incrementale rispetto ai costi del 2018. Di contro è già al capolinea, prima ancora di debuttare davvero, l’Iri, l’imposta sul reddito degli imprenditori. La manovra, inoltre, cancella l’Ace (aiuto alla crescita economica), che negli anni scorsi aveva dato un notevole contributo alla capitalizzazione, soprattutto tra le medie e grandi aziende.

Per restare nel campo delle agevolazioni, si segnalano i rifinanziamenti per Nuova Sabatini, piano straordinario made in Italy, contratti di sviluppo, aree di crisi complessa. Le richieste del ministero dello Sviluppo per queste norme – sommate a nuovi strumenti introdotti – arrivano in tutto a 1,3 miliardi, bisognerà però capire se alla fine saranno integralmente accolte dal Tesoro