Blockchain con valore legale nel decreto semplificazioni

Valore giuridico alla «blockchain». La norma preparata dal ministero dello Sviluppo economico confluirà nella versione finale del decreto semplificazioni che, dopo essere stato “congelato” per quasi due mesi (era stato approvato «salvo intese» dal consiglio dei ministri il 15 ottobre), dovrebbe tornare a Palazzo Chigi nella prima settimana di dicembre.

È l’ultimo intervento, dopo lo stanziamento di fondi pubblici, che il Mise mette in campo per una delle tecnologie emergenti su cui ha dichiarato di voler fortemente puntare, insieme a intelligenza artificiale e internet of things.

La norma riguarda le possibili applicazioni della tecnologia diverse rispetto a quella più nota dei “bitcoin”. Dopo aver dato una definizione di «tecnologie basate su registri distribuiti», l’articolo stabilisce che alle informazioni e ai dati certificati attraverso questo sistema è attribuita la stessa validità giuridica data a informazioni certificate con altre tecnologie.

Sarà l’Agenzia per l’Italia digitale a definire gli standard tecnici. E i dati immessi nella catena secondo tali standard saranno validi come marca temporale nell’ambito di quanto previsto dal regolamento europeo Eidas sulle transazioni elettroniche. Uno degli obiettivi è avere una base di riferimento per dirimere casi di dispute giuridiche.

Nella relazione illustrativa il governo elenca alcuni paesi che – in modalità differenti, e in alcuni casi in realtà sul terreno dei bitcoin – hanno già adottato norme sulla tecnologia oppure lanciato studi e fondi: i piccoli avamposti Malta e Gibilterra, l’Estonia ma anche Francia e Germania.

Tra i campi di applicazione, si citano gestione di documenti (passaporti, certificati) o di registri (aziendali, scolastici, navali), riscossione delle imposte, tracciabilità di fondi privati o pubblici, gestione di identità digitali. Oltre ai cosiddetti «smart contract»: l’auto-attuazione di contratti tra privati al verificarsi di determinate condizioni.