Può bastare il 5% per chiudere le liti oggi pendenti in cassazione

Se la controversia è a oggi pendente in Cassazione, e le Entrate siano risultate soccombenti nei precedenti giudizi, la definizione avviene con il pagamento del 5% del valore della lite. È senz’altro questa la modifica più interessante sulla chiusura delle liti pendenti, apportata dalla legge di conversione 136 del Dl 119/2018, pubblicata ieri sulla «Gazzetta Ufficiale» e in vigore da oggi.

Tuttavia, la norma necessita di alcuni chiarimenti. Innanzitutto la nuova norma fa specifico riferimento – per la chiusura della lite con pagamento del 5% – oltre che al doppio grado di giudizio favorevole al contribuente, alla sole «controversie pendenti innanzi alla Cassazione» alla data di entrata in vigore della legge di conversione.

Occorre ora comprendere cosa debba intendersi con tale locuzione. Se cioè, a tale data il ricorso per Cassazione debba essere stato notificato al contribuente, ovvero oltre a tale notifica sia necessaria anche la costituzione in giudizio presso la Suprema corte, o ancora se sia sufficiente che i termini di impugnazione della sentenza di appello non siano spirati alla data di conversione.

Prevalendo le prime due ipotesi, certamente più aderenti alla lettera della norma, il nuovo beneficio del 5% sarebbe legato alla tempestività del ricorso dell’Agenzia o addirittura alla rapida costituzione in giudizio alla data di conversione. In assenza di questi adempimenti, il contribuente potrebbe beneficiare solo del pagamento del 15%, non risultando pendente il giudizio per Cassazione.