Forfait in dichiarazione

I dipendenti dei contribuenti forfetari saranno costretti a presentare la dichiarazione dei redditi per mettersi in regola con il fisco. Secondo quanto indicato nel comma 69 dell’articolo 1 della legge 190/2014, che ha introdotto il regime forfetario, e confermato anche da un approfondimento pubblicato ieri dalla Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, i contribuenti che usufruiscono del regime agevolato con tassazione flat non sono tenuti a operare le ritenute alle fonte in caso di erogazioni a dipendenti e lavoratori autonomi collaboratori, i quali non avendo alcun tipo di trattenuta fiscale «a monte» saranno costretti a presentare la dichiarazione dei redditi per quantificare e saldare i propri debiti tributari.

La casistica non è di poco conto e assume notevole consistenza proprio in relazione ai cambiamenti introdotti dalla legge di Bilancio 2019 che di fatto hanno rivoluzionato e riparametrato i paletti d’ingresso per il regime a forfait.

Il riferimento è chiaramente al vincolo, ora abolito, di cui al comma 54 della legge 190/2014 che escludeva dall’ambito applicativo del regime agevolato i contribuenti che, nel corso dell’anno, avevano sostenuto spese oltre i 5 mila euro per lavoro accessorio, per lavoro dipendente o per collaboratori.

In poche parole saltato il paletto dei 5 mila euro di erogazione ed aumentato anche il tetto dei ricavi ai 65 mila euro, la casistica di un forfetario con dipendente diventerà comune e come specificato anche nell’approfondimento dei consulenti del lavoro infatti «tale modifica, che ha ampliato in questo modo la platea dei soggetti coinvolti, necessita di alcune valutazioni circa il comportamento che dovrà essere tenuto da quei datori di lavoro in regime forfetario che occupano personale dipendente».

Dunque per fare chiarezza è opportuno sottolineare che le buste paga erogate dai forfetari a lavoratori dipendenti dovranno indicare le spettanze economiche del lavoratore, le relative ritenute previdenziali ma non quelle fiscali. Non è chiaro però se dall’esclusione dall’obbligo di ritenute rientrino anche quelle relative alle addizionali regionali e comunali e, la fondazione studi del Cdl ritiene che tale dubbio debba essere tempestivamente chiarito dall’Amministrazione finanziaria.

Ovviamente, a fronte di uno stipendio erogato al lordo delle trattenute fiscali, ci dovrà essere un obbligo informativo del datore di lavoro forfetario nei confronti del dipendente che altrimenti, ignaro ed inconsapevole, potrebbe trovarsi nella sconveniente situazione di non aver adempiuto agli obblighi dichiarativi e di ricevere nel migliore dei casi una lettera di compliance con sanzioni ridotte o direttamente un accertamento dell’agenzia delle entrate con la richiesta del dovuto maggiorato di sanzioni e interessi. Sebbene libero dall’obbligo di trattare le imposte per i dipendenti, anche il datore di lavoro ha però degli obblighi dichiarativi da rispettare.

Come indicato sempre l’approfondimento del Cnl il datore infatti «dovrà comunque riportare nella propria dichiarazione dei redditi il codice fiscale del soggetto percettore del compenso per il quale non è stata versata la ritenuta d’acconto e l’ammontare del compenso corrisposto».

Inoltre non viene meno l’obbligo di presentazione e consegna al dipendente della certificazione unica poiché la stessa non ha solo la funzione di certificare le ritenute fiscali, assenti in questo caso, ma anche quelle previdenziali e assistenziali a carico del datore.

Se resta in piedi la certificazione unica per le ovvie ragioni sopra esposte, non essendoci ritenute fiscali da certificare, non sarà necessario però presentare il modello 770.