Cu senza la previdenza complementare arretrata

A pochi giorni dalla scadenza del 7 marzo, termine per trasmettere all’Agenzia le Cu 2019, i sostituti d’imposta si trovano impossibilitati a rappresentare correttamente il caso della destinazione alla previdenza complementare o alle casse sanitarie relative a opzioni in welfare per premi di risultato percepiti in anni precedenti.

La norma a cui ci si riferisce è contenuta nell’articolo 1, commi da 182 a 189, della legge 208/2015 che consente ai lavoratori di ricevere i premi di risultato sotto forma di benefit detassati. Per venire incontro alle esigenze dei dipendenti, gli accordi di secondo livello spesso consentono di convertire in welfare il premio di risultato maturato, destinandolo alla previdenza complementare anche negli anni successivi.

Tuttavia la Cu 2019 e le relative specifiche tecniche non permettono di rappresentare tale situazione in quanto le caselle 574 e 575, in presenza di codice 1 ovvero del codice 2 alla casella 571, non consentono di superare l’importo bloccato di 3mila o 4mila euro (pari al massimo per un anno).

Partendo dal presupposto che nei paragrafi 4.8 e 4.11 della circolare 5/E del 2018 l’agenzia delle Entrate ha precisato che il credito welfare, anche derivato dalla conversione del premio eventualmente spendibile in un momento successivo, assume rilevanza reddituale nel momento in cui il dipendente opta per la fruizione del benefit, ci si chiede come debbano essere compilate le caselle da 572 a 575 nell’ipotesi in cui un dipendente, nel corso del 2018, abbia deciso di destinare alla previdenza complementare il credito welfare già “optato”, ad esempio, nel corso del 2017 (eventualmente anche scegliendo al contempo di destinare alla medesima forma previdenziale parte del premio del 2018).