Sanatoria, errori formali ammessi se minano l’attività di controllo

Entra nel vivo la sanatoria degli errori formali prevista dall’articolo 9 del decreto legge 119/18. La pubblicazione del provvedimento attuativo 62274 del 15 marzo e la risoluzione 37/E dello 21 marzo che ha istituito il codice tributo “PF99” il quale dovrà essere utilizzato per versare le somme dovute per la definizione agevolata delle violazioni formali, hanno di fatto completato il quadro normativo previsto per la sanatoria.

Il perfezionamento della procedura si ha con il versamento degli importi dovuti e con la rimozione delle irregolarità da eseguirsi (se necessaria) entro il 2 marzo 2020. La somma da versare è pari a 200 euro per tutte le violazioni commesse in ciascun periodo d’imposta, da pagarsi in unica rata entro il 31 maggio 2019 oppure con due rate di pari importo entro il 31 maggio 2019 e il 2 marzo 2020.

Ora che la sanatoria entra nel vivo si tratta però di capire quali violazioni rientrano nella procedura. In questo senso va detto che se da un lato qualche indicazione concreta si ricava dal provvedimento attuativo 62274 del 15 marzo scorso, dall’altro alcune situazioni rimangono ancora dubbie, tant’è che sarebbe auspicabile una circolare dell’Agenzia anche su questa sanatoria.

Tanto evidenziato vediamo di mettere un punto fermo sulle situazioni ove, con certezza, si può applicare la procedura. In primo luogo va detto che non sono interessate alla sanatoria tutte quelle violazioni di tipo meramente formale ossia quelle che posseggono tutte e tre le seguenti caratteristiche: 1) non incidono sulla determinazione della base imponibile e dell’imposta; 2) non riguardano il versamento dell’imposta; 3) non arrecano pregiudizio all’esercizio delle azioni di controllo.