Nuova autocertificazione e manleva alle banche per velocizzare i prestiti

Si profila la corsia veloce anti-adempimenti per i prestiti alle imprese garantiti dallo Stato. Ad aprirla è un correttivo al decreto liquidità che dovrebbe essere approvato oggi dalle commissioni Finanze e Attività produttive della Camera. I lavori parlamentari sul provvedimento si stanno allungando, e il suo approdo nell’Aula di Montecitorio, previsto inizialmente per oggi, non ci sarà prima di venerdì.

Ma la sosta in commissione si è rivelata tutt’altro che vana: perché nella nuova versione il testo dovrebbe cancellare sia le montagne di carta chieste fin qui alle imprese, sia il lungo elenco di obblighi che secondo le banche sono alla base dei ritmi lenti che hanno caratterizzato fin qui l’avvio della macchina dei prestiti.

Perché a guidare tutte le richieste di finanziamenti accompagnati dall’ombrello statale dovrà essere l’autocertificazione.

La mossa è figlia di un lungo confronto all’interno della maggioranza. Italia Viva in particolare ha chiesto di appianare gli ostacoli di burocrazia bancaria che il debutto operativo del decreto liquidità aveva evidenziato. Ottenendo alla fine un’intesa con Pd e Cinque Stelle, che dal canto loro hanno sottolineato l’esigenza di mantenere forme di controllo contro gli abusi.

Il punto di equilibrio finale dovrebbe poggiare su due punti chiave: la manleva per le banche, scaricate dagli obblighi di controllo puntuale su ogni singola posizione. E la responsabilità dei candidati al prestito, con le sanzioni previste per chi dichiara il falso. Un modo, questo, per concentrare i problemi su chi tenta l’abuso, liberando la strada per gli altri.

Nella nuova impostazione, infatti, il semaforo verde per il prestito si accenderebbe sulla base di sei dati comunicati dal richiedente. In un’impostazione che riguarderebbe sia i prestiti più grandi, quelli coperti dalla tutela Sace, sia i più piccoli, che passano attraverso il fondo di garanzia, compresi i microfinanziamenti fino a 25mila euro caratterizzati dalla copertura pubblica al 100 per cento. L’intero meccanismo, secondo un’altra novità portata dall’emendamento, si estenderebbe anche ai professionisti e alle loro società.