Il Fondo di garanzia permette di rinegoziare con un plus del 25%

Le principali modifiche ai finanziamenti garantiti dal Fondo centrale (articolo 13 del Dl liquidità) approvate alla Camera riguardano i miniprestiti, innalzati a 30mila euro con una durata che passa da sei a dieci anni e le rinegoziazioni per le quali la finanza aggiuntiva passa dal 10% al 25 per cento. Vediamo in dettaglio le modifiche che interessano le Mid cap fino a 499 dipendenti.

Le imprese interessate sono ampliate per ricomprendere anche quelle in cui almeno il 25% del capitale o dei diritti di voto sia detenuto direttamente o indirettamente da un ente pubblico oppure, congiuntamente, da più enti pubblici. Si tratta di un’apertura volta a venire incontro alle esigenze di liquidità delle società miste pubblico-private.

Le rinegoziazioni, disciplinate dalla lettera e), presuppongono che il soggetto finanziatore debba mettere a disposizione dell’impresa anche nuova finanza. A tale riguardo si passa da un importo pari ad almeno il 10% del debito residuo a uno pari ad almeno il 25 per cento.

Poiché la rinegoziazione consente alla banca di beneficiare della garanzia pubblica, riducendo quindi il proprio profilo di rischio, il soggetto finanziatore deve trasmettere al gestore del Fondo una dichiarazione che attesti la riduzione del tasso di interesse applicata sul finanziamento garantito per effetto della sopravvenuta concessione della garanzia.

In linea generale, poi, le operazioni del Fondo possono riguardare imprese che ante Covid erano in bonis nei confronti del sistema bancario.