La rivalutazione dei beni grava sugli ammortamenti

Possibilità di rivalutare i beni d’impresa da soppesare con attenzione, esaminando vantaggi immediati e possibili svantaggi futuri.

Il Dl 23/2020 (convertito dalla legge 40/2020) consente di rivalutare le immobilizzazioni, materiali e immateriali. Possibilità che si differenzia per le modalità applicative in base ai destinatari: per la generalità delle imprese ricalca le precedenti rivalutazioni, per il settore alberghiero e termale le modalità sono differenti.

Le imprese che operano nel settore alberghiero e termale possono effettuare la rivalutazione gratuitamente e i maggiori valori sono riconosciuti ai fini delle imposte dirette e dell’Irap: immediatamente per quanto riguarda i maggiori ammortamenti e dopo un triennio in sede di cessione per plus/minusvalenze. Per la generalità delle imprese la rivalutazione può essere effettuata nei bilanci 2020, 2021 e 2022, per le altre negli esercizi 2020 e 2021.

In questa sede ci soffermiamo sulle criticità e sull’opportunità di utilizzare questa possibilità lasciata alla «discrezionalità tecnica» del redattore del bilancio: facoltà che deve essere gestita dalle imprese con attenzione e che impone alcune riflessioni, in particolare a quelle con bilanci in perdita. L’articolo 2426 n. 3 del Codice civile prescrive la svalutazione delle immobilizzazioni nel caso di perdite durevoli di valore: l’Oic 9, che detta le regole tecniche, si applica in particolare alle imprese con andamenti economici negativi che presentano perdite durevoli. Questo dovrebbe essere oggetto di attenzione anche nella situazione che stiamo vivendo: nessuno può escludere eventuali responsabilità degli amministratori nel caso di successivo dissesto.