Il credito d’imposta ceduto fa sopravvenienza passiva

La cessione dei crediti d’imposta, in particolare del superbonus 110% ma non solo, impone attenzione dal punto di vista contabile. Attenzione che riguarda in ogni caso i cessionari e, nel caso di soggetti diversi dalle persone fisiche, i cedenti.

Vediamo innanzitutto il comportamento contabile del cedente-impresa in capo al quale matura il credito d’imposta. Questi rileverà il credito d’imposta con la scrittura «Crediti tributari (Stato patrimoniale, voce CII.5-bis) a Imposte (Conto economico, voce 20)». Successivamente al momento della cessione che avverrà a un valore inferiore, chiude il credito con l’incasso, rilevando anche una sopravvenienza passiva nella voce B.14 del conto economico.

Si potrebbe ipotizzare, in alternativa, l’iscrizione della sopravvenienza passiva in dare della voce 20 in modo da ricondurre l’effetto del credito al netto dello “sconto” relativo alla cessione. Tuttavia, l’iscrizione nella voce B.14 pare più semplice e forse anche più corretta, perché in tal modo si tengono separati gli effetti economici (imposte) da quelli monetari (incasso): inoltre, la sopravvenienza passiva, essendo iscritta in una voce di costo del conto economico diversa dalle imposte, rende immediata la deducibilità fiscale, senza ricorrere a variazioni in sede di dichiarazione.

Vediamo ora il comportamento del cessionario, che iscrive il credito per il quale paga un prezzo beneficiando di uno sconto, che costituisce una sopravvenienza attiva (tassata) da iscrivere nella voce A.5 del conto economico. Il dubbio potrebbe riguardare la voce nella quale iscrivere il credito, se verso il cliente o verso l’erario: la soluzione può essere ricercata nello schema di stato patrimoniale (articolo 2424 del Codice civile) e anche leggendo i principi contabili 12 (Schemi di bilancio) e Oic 15, relativo ai crediti.