Sugar tax, cercasi rimborso nelle vendite estere

Per la sugar tax resta il rebus dell’individuazione dei soggetti obbligati e della tracciabilità della filiera per l’ottenimento, ove possibile, dei rimborsi per i tributi indebitamente versati.

 

Come già da più parti segnalato, anche Assonime interviene con un ulteriore circolare (19/2020), per affrontare le regole applicative della nuova imposta sul consumo di bevande edulcorate, in vigore dal 1° gennaio 2021.

 

In effetti, le incognite che accompagnano la norma – come anche quelle relative alla norma gemella che tasserà il consumo di contenitori in plastica monouso – sono molte, a cominciare dai profili soggettivi dell’imposta.

 

Semplificando, la tassa si applicherà, tra l’altro, ai fabbricanti nazionali di bevande edulcorate condizionate per la vendita al minuto, rendendosi esigibile all’atto della cessione a clienti nazionali. Questa formulazione della norma, per la verità piuttosto infelice, rende difficile individuare il soggetto passivo nelle ipotesi in cui, ad esempio, un committente extraunionale incarichi un toller nazionale della produzione di bevande edulcorate.

 

In questa ipotesi, il cortocircuito potenziale è il seguente: se obbligato è il fabbricante, questi non procede ad alcuna cessione, fatturando solo un servizio; se obbligato è il committente, questi non è nazionale, come pare richiesto dalla norma. Si suppone che la scelta possa cadere sulla seconda ipotesi, più coerente con l’intero impianto normativo, magari ipotizzando formule di rappresentanza ad hoc.