Contratti a termine, la vecchia deroga non impedisce il rinnovo acausale

 

Con il decreto Agosto è arrivata finalmente un po’ di semplificazione per i rapporti a tempo determinato (sia quelli diretti, sia quelli realizzati nell’ambito della somministrazione di manodopera). Un risultato importante e quasi insperato, se se considera che nell’ultimo biennio questi contratti erano stati ingiustamente presi di mira dal legislatore, il quale – con una generalizzazione eccessiva ed errata – li aveva identificati come simboli del precariato.

 

La nuova disciplina, contenuta nell’articolo 8, comma 1, lett. a) del Dl n. 104/2020, modifica e riscrive la norme approvate solo pochi mesi prima con il decreto Rilancio (Dl n. 34/2020). Questo decreto aveva tentato, in maniera limitata e incompleta, di agevolare il ricorso ai rapporti a tempo per un periodo limitato (sino al 30 agosto 2020), ma la norma ha suscitato troppi dubbi applicativi ed e stata poco utilizzata.

 

La nuova disciplina, tenendo conto di tali dubbi, fissa un principio finalmente chiaro. Sino al prossimo 31 dicembre, le aziende e i lavoratori possono concordare una proroga o un rinnovo di un rapporto a termine senza indicare la causale, nel rispetto di due condizioni: la facoltà di derogare alla legge è concessa per una sola volta, e restano comunque in vita i limiti di carattere generale previsti dalla legge (durata massima di 24 mesi, numero massimo di proroghe).

 

Quanto al primo requisito, è sorto in questi giorni un dubbio importante: se un’azienda ha già utilizzato la disciplina “acausale” contenuta nel decreto Rilancio, può avvalersi anche del nuovo e più ampio regime previsto dal Dl n. 104/2020? Non sembrano esserci ostacoli alla risposta positiva al quesito, se si considera che il decreto Agosto non è retroattivo e che i due regime acausali hanno presupposti, durata ed effetti diversi. Ne consegue che se un datore di lavoro (o un utilizzatore) ha sottoscritto un rinnovo o una proroga acausale applicando la vecchia disciplina contenuta nel Dl n. 34/2020, non ha perso la facoltà di firmare, per una sola volta, un ulteriore rinnovo o proroga acausale, fruendo del regime introdotto dal decreto Agosto. Nel fare questo, il datore di lavoro potrà godere di un’altra facilitazione: la vecchia disciplina limitava la durata del contratto prorogato o rinnovato sino al 30 agosto, mentre la nuova norma offre un orizzonte molto più lungo. Il datore di lavoro ha, infatti, l’onere di firmare l’accordo entro il 31 dicembre 2020, ma la durata del rapporto può arrivare anche oltre tale scadenza, dovendo rispettare solo il limite di durata massima di 12 mesi.