Iva pagata in altri Paesi Ue: rimborso diretto da chiedere ora

C’è tempo fino al 30 settembre per inviare le istanze di rimborso “diretto” dell’Iva pagata nel 2019 in altri Paesi Ue. Prima di procedere con la trasmissione, però, occorre verificare la sussistenza di presupposti e condizioni.

La richiesta va effettuata, in generale, nei limiti e con la periodicità stabiliti dal singolo Stato membro competente che, peraltro, definisce anche il grado di dettaglio delle informazioni richieste e i documenti da allegare. Bisogna inoltre verificare se nel periodo considerato l’operatore era identificato direttamente nel Paese del rimborso, o lì disponeva di un rappresentante fiscale o di una stabile organizzazione, e se ha effettuato operazioni attive (e, in caso affermativo, di che tipo), in quanto tali situazioni potrebbero inibire il rimborso.

E poi, ovviamente, si deve trattare di Iva detraibile; il che implica una duplice verifica: che il richiedente non abbia limitazioni di tipo soggettivo alla detrazione in Italia e che l’imposta risulti oggettivamente detraibile nel Paese del rimborso.

Possibilità esclusa se c’è stabile organizzazione

Secondo le Entrate, la presenza di una stabile organizzazione in Italia rappresenta una causa ostativa al rimborso “diretto”. Questo è quanto dispone testualmente l’articolo 38-bis2 del Dpr 633/72, che esclude il rimborso “diretto” per i «soggetti