Investimenti in criptovalute al test del monitoraggio fiscale

Entro il 30 novembre, persone fisiche, società semplici (ed equiparate) ed enti non commerciali (come trust e fondazioni), residenti in Italia, che detengono investimenti all’estero o attività estere di natura finanziaria, suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia, sono chiamati – come ogni anno – a compilare il quadro RW della dichiarazione dei redditi, ai fini del monitoraggio fiscale e ai fini dell’imposta sul valore degli immobili all’estero (Ivie) e dell’imposta sul valore dei prodotti finanziari (Ivafe).

Sul quadro RW per il periodo d’imposta 2019 (Redditi PF 2020) nell’ultimo anno sono intervenuti chiarimenti da parte delle Entrate che hanno arricchito la prassi in materia.

  • Criptovalute

Le criptovalute (e gli altri cripto-asset) vanno indicate nel quadro RW in ragione della loro assimilazione a valute estere. Tale adempimento è confermato dall’agenzia delle Entrate in un interpello non pubblicato e nelle istruzioni del modello di dichiarazione dei redditi per persone fisiche, e avallato dal Tar del Lazio con la sentenza n. 1077/2020. Ai fini Ivafe, invece, le criptovalute non sono soggette a tassazione in quanto l’imposta si applica solo su prodotti finanziari, conti correnti bancari e libretti di risparmio, e né le cripto né gli “electronic wallet” (su cui sono depositate) lo sono.

Ai fini della compilazione del quadro RW, le istruzioni precisano che l’investimento in criptovalute va monitorato indicando come codice di individuazione del bene il codice 14 «altre attività estere di natura finanziaria e valute virtuali», mentre il campo 4 («Stato Estero») può non essere compilato. Quanto all’importo da indicare, occorre inserire il controvalore in euro al 31 dicembre (o alla data di vendita) fornito dal sito utilizzato per l’acquisto della valuta virtuale.