Rivalutazione terreni, ok con la prima rata

Il decreto Rilancio concede una proroga per rideterminare il valore di acquisto dei terreni edificabili e agricoli posseduti al 1° luglio 2020. Secondo l’articolo 137 del Dl 34/2020 (convertito dalla legge 77/2020), entro il 15 novembre va redatta la perizia di stima e versata l’imposta sostitutiva, pari all’11% del valore rivalutato. L’imposta può essere versata per intero o fino a un massimo di tre rate annuali di pari importo (applicando l’interesse del 3% sulle rate successive alla prima).

Si tratta in realtà di una “nuova” proroga, l’ennesima dal 2002 quando per la prima volta è stata concessa la possibilità dell’affrancamento; e diversa anche da quella disposta dalla legge di Bilancio 2020 (articolo 1, commi 693 e 694, della legge 160/2019) che consentiva di rivalutare i terreni posseduti al 1° gennaio 2020 con redazione della perizia e versamento dell’imposta sostitutiva entro il 30 giugno 2020.

La nuova imposta sostitutiva «sana» il valore del suolo

Nella risposta a interpello 236 dello scorso 3 agosto, l’agenzia delle Entrate ha precisato che la rivalutazione introdotta dal Dl Rilancio non è una proroga di quelle precedenti, ma una riapertura dei termini. Quindi le scadenze relative alle passate edizioni – come la seconda rata dell’affrancamento del 2019, scaduta il 30 giugno 2020 – non possono fruire del maggior termine del 15 novembre stabilito dal decreto. Resta ferma, però, la possibilità di effettuare una nuova rivalutazione.

È infatti possibile rivalutare il terreno più di una volta e scomputare dall’imposta sostitutiva dovuta quella già versata, anche in parte, adeguando così il valore del terreno alle mutate condizioni di mercato. Nessun problema se il valore del suolo in occasione della seconda rivalutazione è superiore a quello della prima, poiché in questo caso sarà sufficiente versare, anche a rate, la differenza dell’imposta sostitutiva.