Rivalutazione partecipazioni a rischio di abuso del diritto

La riapertura della facoltà di rideterminare il costo d’acquisto delle partecipazioni ai fini del calcolo dei capital gain (resa possibile fino al 15 novembre prossimo per le partecipazioni detenuta il 1° luglio 2020 dall’articolo 137 del Dl 34/2020) rende necessarie alcune riflessioni sul rischio che l’amministrazione finanziaria consideri abusivo l’esercizio dell’opzione, avvalendosi dell’articolo 10-bis della legge 212/2000.

Prescindendo dal fatto che si possano o meno condividere alcune specifiche prese di posizione dell’Agenzia, bisogna cercare di individuare il filo conduttore che accomuna le varie risposte ad interpello pubblicate.

Le fasi della valutazione di abuso del diritto

Un denominatore comune delle risposte è dato dal percorso seguito dall’agenzia delle Entrate nell’analisi dei singoli casi.

Fase 1 . Il primo passo consiste nel valutare se l’operazione o il complesso di operazioni fra loro consequenziali comporti un “vantaggio tributario”.

Fase 2 . Il secondo passo consiste nel valutare se il vantaggio tributario sia “indebito” ossia se una o più delle operazioni programmate comporti un utilizzo improprio di norme fiscali; in particolare, se tali norme siano utilizzate per il conseguimento di risultati non rientranti fra quelli voluti dal legislatore.

Le norme in commento sono evidentemente quelle agevolative (che possono generare vantaggi tributari); con riferimento alle partecipazioni si tratta soprattutto dell’articolo 5 della legge 448/2001 (rideterminazione del costo delle partecipazioni). Una norma di chiusura dispone che resta ferma la libertà di scelta del contribuente tra regimi opzionali diversi offerti dalla legge e tra operazioni comportanti un diverso carico fiscale.