Superbonus, visti di conformità blindati dalle autocertificazioni

Arrivano le attese check list per il rilascio del visto di conformità, previsto dal comma 11 dell’articolo 119 del Dl 34/2020 nel caso in cui il contribuente opti per lo sconto in fattura o per la cessione del credito del superbonus 110% (il visto non occorre per chi mantiene la detrazione).

Nel documento diffuso ieri dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili e dalla relativa Fondazione sono sintetizzati i controlli che i professionisti abilitati sono chiamati a effettuare per il corretto rilascio dell’attestazione di conformità, in base all’articolo 35 del Dlgs 241/1997.

La norma richiede che il visto abbia ad oggetto «i dati relativi alla documentazione che attesta la sussistenza dei presupposti che danno diritto alla detrazione d’imposta per gli interventi» e sia rilasciato, oltre che dai responsabili Caf di cui all’articolo 32 del Dlgs 241/1997, dagli iscritti negli albi dei dottori commercialisti, dei ragionieri e dei periti commerciali e dei consulenti del lavoro; dai soggetti iscritti alla data del 30 settembre 1993 nei ruoli di periti ed esperti tenuti dalle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura per la sub-categoria tributi, in possesso di diploma di laurea in giurisprudenza o in economia e commercio o equipollenti o diploma di ragioneria.

In considerazione della diversità delle situazioni, le check list sono differenziate, a seconda che gli interventi meritevoli del 110% – trainanti e trainati – riguardino il risparmio energetico (ecobonus) di cui ai primi tre commi dell’articolo 119 o la riduzione del rischio sismico (sismabonus) di cui al comma 4. Entrambe le liste prevedono che la certificazione possa essere rilasciata a fine lavori o in occasione degli stati di avanzamento lavori, che non possono essere più di due per ciascun intervento. Ciascuno di essi deve riferirsi ad almeno il 30% dell’intervento complessivo.