Fringe benefit, per ora stretta confermata

La stretta sull’auto aziendale in busta paga resta invariata: sono stati dichiarati inammissibili gli emendamenti al decreto milleproroghe (Dl 183/2020) per alzare le soglie oltre le quali scattano gli inasprimenti sul fringe benefit previsti dalla legge di Bilancio 2020 sui veicoli assegnati dal 1° luglio scorso in uso a dipendenti, collaboratori o amministratori in uso promiscuo (lavorativo e nel tempo libero).

Teoricamente, il contenuto di questi emendamenti può ancora essere “ripescato” dal Governo nel testo del Dl per come verrà convertito in legge o nel testo di altri provvedimenti. Ma per ora le aziende dovranno continuare a calcolare il fringe benefit secondo le regole attuali. Operazione peraltro non facile: il parametro fondamentale, cioè il livello di emissioni di CO2, si può trovare solo sulle carte di circolazione, nonostante la sua ampia pubblicizzazione sia un obbligo di legge.

Le conseguenze della bocciatura degli emendamenti, comunque, si avvertiranno perlopiù su modelli più sportivi o lussuosi rispetto a quella che nell’immaginario collettivo è un’auto aziendale. Infatti, nella fascia di emissioni compresa tra 61 e 160 grammi/chilometro di CO2, il valore del reddito in natura imputato nell’imponibile di chi utilizza l’auto resta com’era anche prima del 1° luglio 2020 (il 30% del costo chilometrico calcolato dall’Aci, applicato a una percorrenza di 15mila chilometri annui): si passa al 50% solo nella fascia 161-190 g/km e addirittura al 60% oltre i 190 g/km.