Sanzioni e accertamenti ridotti per chi paga e incassa cashless
Il ricorso sempre più frequente all’uso di mezzi di pagamento elettronici, accelerato dalla pandemia e incentivato dallo Stato (tra cashback e lotteria degli scontrini), riporta all’attenzione una serie di misure fiscali già presenti nell’ordinamento, che offrono vantaggi sia sul fronte delle sanzioni sia su quello dei termini d’accertamento.

Sanzioni dimezzate

È il caso della riduzione al 50% delle sanzioni per le violazioni in materia di dichiarazione Iva (ma anche redditi e Irap) e di obblighi strumentali (fatturazione, registrazione) prevista dal Dl 138/2011 per chi usa solo mezzi d’incasso/pagamento diversi dal contante per tutte le operazioni attive/passive eseguite nell’esercizio dell’attività.

Vale per gli operatori con ricavi/compensi non superiori a 5 milioni di euro, che devono indicare nelle dichiarazioni dei redditi e Iva gli estremi dei rapporti con gli operatori finanziari intrattenuti nell’anno cui si riferisce la dichiarazione e per cui s’intende fruire del beneficio. La riduzione delle sanzioni opera quindi per singolo anno: se si omette di eseguire la segnalazione, per le violazioni commesse nel periodo di riferimento non ci sono benefici.

Per l’Iva, si tratta di compilare il quadro VB del modello 2021 (ripetendo la segnalazione nel quadro RS del modello Redditi). Anche i soggetti esonerati dalla dichiarazione, se ritengono di presentarla, dovranno compilare il quadro VB per avere lo “sconto” (potrebbe essere il caso di chi effettua solo operazioni esenti e intende riportare un’eccedenza d’imposta a credito).

In ogni caso, l’agevolazione dovrebbe competere anche a coloro che, non presentando la dichiarazione Iva (perché dispensati), si limitano a indicare i rapporti finanziari nel modello Redditi. La riduzione delle sanzioni alla metà deve inoltre ritenersi valida anche ai fini del calcolo dei minimi edittali per il ravvedimento operoso.