Utilizzabili ai fini fiscali i dati delle attività antiriciclaggio

Con l’imminente messa a regime del Registro dei titolari effettivi, anche l’amministrazione finanziaria italiana avrà ulteriori strumenti di controllo e verifica che potranno essere utilizzabili anche ai fini fiscali. Ciò emerge dall’articolo 9, comma 9, del Dlgs 231/2007 come modificato dal Dlgs 90/2017, secondo cui i dati e le informazioni acquisite nell’ambito delle attività di prevenzione del rischio di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo e dunque anche quelle che saranno contenute nel Registro di titolari effettivi, siano utilizzabili ai fini fiscali.

La norma ha recepito le previsioni della direttiva UE 849/2015 che fa rientrare i reati fiscali, connessi alle imposte dirette e indirette, nell’ampia definizione di «attività criminosa». Sul piano applicativo, la possibilità di un utilizzo diretto ai fini fiscali dei dati e delle informazioni acquisite nel corso di un controllo antiriciclaggio, riesce a superare la necessità di acquisire nuovamente tali dati, attraverso l’attivazione dei poteri tipici dell’accertamento fiscale (Dpr 633/1972 e 600/1973). Da questo punto di vista l’articolo34, comma1, del decreto antiriciclaggio, aggiunge che «i dati e le informazioni conservate secondo le norme di cui al presente Capo sono utilizzabili a fini fiscali».