Perdite e costi Covid allocati tra le imprese infragruppo 

Il documento dell’Ocse «Guidance on the transfer pricing implications of the Covid-19 pandemic» considera i risvolti del Covid-19 su quattro specifici aspetti:

  • analisi comparativa;
  • perdite e allocazione dei costi specifici del Covid-19;
  • programmi di assistenza statale;
  • advance pricing agreements.

 

Concentriamoci sui primi due aspetti. Circa l’analisi comparativa, vanno prese in considerazione una serie di informazioni in relazione al 2020 quali, ad esempio, i volumi effettivi delle vendite, la capacità produttiva, i costi incrementali o eccezionali sostenuti, gli aiuti ricevuti. È utile confrontare i dati di budget per il 2020 con quelli effettivamente raggiunti, per apprezzare lo scostamento che si è avuto.

Non è escluso che vi possa essere una difficoltà ulteriore a ottenere i dati del 2020 per via della situazione straordinaria, per cui tanto i contribuenti quanto le autorità fiscali sono tenuti ad applicare flessibilità e buon senso. Ciò anche con riguardo agli aggiustamenti compensativi o all’utilizzo di più di un metodo.

Se un’attività ha dovuto chiudere forzatamente per un certo periodo, di ciò occorrerà tenere conto. Una risposta può consistere in aggiustamenti di prezzo a valere sul 2020 che possono essere effettuati nel 2021 quando si avranno a disposizione le informazioni. A seguito del Covid-19, il set dei comparabili può risultare modificato e possono essere considerate anche imprese che hanno subito perdite nel 2020.

Con riferimento alle perdite e all’allocazione dei costi specifici del Covid-19, le perdite del 2020, causate anche dall’insorgenza dei costi straordinari dovuti alla pandemia, dovranno essere allocate fra le imprese associate. Nell’analisi di transfer pricing, un’entità limited riskha un livello limitato di funzioni e di rischi. Per comprendere se e quali perdite essa possa assorbire andrà condotta un’analisi specifica.

Obbligo di compilazione del master file esteso alle società controllate 

 

La predisposizione della documentazione di transfer pricing per il periodo d’imposta 2020 si presenta assai critica. Occorre predisporre un approfondito restyling di tutta la documentazione alla luce del provvedimento delle Entrate del 23 novembre 2020.

Pertanto le imprese unitamente alla chiusura dei bilanci stanno iniziando ad approntare la documentazione, partendo dalla mappatura delle transazioni intercompany già presente fra le informazioni richieste dalla relazione sulla gestione.

Sulla base del provvedimento delle Entrate, per il 2020 non si potrà semplicemente ripartire dalla documentazione predisposta per gli anni precedenti. Vediamo il perché.

A livello di master file, c’è una notevole estensione di questo documento, che in passato comportava invece l’esonero per le società controllate. Oggi questa semplificazione è venuta meno, motivo per cui sia le entità più piccole, anche se si tratta di semplici società controllate, sia tutte le stabili organizzazioni in Italia di soggetti esteri, sono tenute a predisporlo.

È vero che il master file può essere redatto in inglese e che, essendo la sua compilazione una derivazione delle linee guida Ocse del 2017, ci si dovrebbe attendere una certa uniformità anche se redatto all’estero. Ma spesso non è così e quindi il documento redatto da sedi centrali fuori dall’Italia poi necessita di essere riadattato.