Sanatoria degli avvisi bonari, contano le dichiarazioni tardive

Per accedere alla sanatoria degli avvisi bonari occorre essere titolari di una partita Iva attiva alla data del 23 marzo 2021. Non è chiaro però se sia necessario che tale posizione risulti ininterrottamente attiva dal 2017. A stretto rigore, inoltre, dovrebbero essere ammesse alla definizione anche le imprese in liquidazione, non essendovi cause ostative al riguardo.

Ai fini del raffronto del volume d’affari 2020 con quello 2019 si dovrebbe tener conto delle dichiarazioni integrative, così come delle dichiarazioni tardive presentate entro 90 giorni dalla scadenza ordinaria. I soggetti che hanno ricevuto le comunicazioni di irregolarità per le dichiarazioni del 2017 nel corso del 2020 sembrano infine esclusi dalla definizione agevolata.

Sono numerosi i dubbi che si affacciano sull’ambito di applicazione della previsione contenuta nell’articolo 5 del Dl 41/2021 (decreto Sostegni). Considerata la tempistica della dichiarazione Iva 2020 (30 aprile) è peraltro difficile ipotizzare che le comunicazioni da condono giungano prima del mese di giugno.

Come anticipato, sono ammessi alla sanatoria le imprese e i lavoratori autonomi che hanno una partita Iva attiva al 23 marzo scorso. Tuttavia, poiché l’unica condizione ulteriore è rappresentata dal fatto che il volume d’affari del 2020 abbia subito un calo maggiore del 30% rispetto al dato del 2019, dovrebbe essere sufficiente che l’attività sia iniziata nel 2019.