Operazioni di lease back non imponibili ai fini Iva

L’imposta sul valore aggiunto deve rispettare le regole sovraordinate delle direttive, così come interpretate dalla Corte di giustizia Ue, con l’adeguamento nella normativa e nella giurisprudenza nazionale.

 

Quando una pronuncia è dirompente rispetto alla prassi applicativa di molti anni precedenti, si creano problemi insolubili e costosissimi, a meno di una auspicabile disposizione normativa che faccia salvi i comportamenti pregressi, improvvisamente divenuti illeciti.

Queste riflessioni vengono in evidenza dopo aver letto la sentenza del 27 aprile scorso, pronunciata dalla Corte di cassazione nella causa n. 11023 sul regime Iva del lease-back.

Ricordiamo che per mezzo secolo il leasing è stato un contratto atipico, sino all’articolo 1, comma 136, della legge 4 agosto 2017 n. 853, che lo ha disciplinato secondo le regole riconosciute internazionalmente: la locazione finanziaria è un contratto trilaterale, in cui l’utilizzatore (1) fa acquistare o costruire alla società finanziaria (2) un bene ceduto dal fornitore (3).

È tuttora atipico il lease-back, in quanto intervengono solo due soggetti: il proprietario del bene (1) che lo “vende” al finanziatore (2), che lo concede in leasing al soggetto (1).