Terzo settore, enti socio-sanitari alla prova dell’esenzione Iva

Al vaglio degli enti socio-sanitari l’accesso al Terzo settore. Una scelta che, in vista dell’operatività del Registro unico nazionale (Runts), interesserà le numerose realtà che operano in un settore che si colloca – secondo gli ultimi dati Istat – al terzo posto per diffusione nazionale.

Un mondo che si contraddistingue per la presenza di realtà (prevalentemente Onlus) che operano in regime di convenzione e di enti che rivolgono i propri servizi esclusivamente nei confronti di privati. Una fotografia, quella appena fornita, che evidenzia la necessità per tali realtà, ai fini dell’accesso al Terzo settore, di compiere delle scelte che tengano conto sia del modello organizzativo ma anche del tipo di entrate.

A ben vedere, tuttavia, il principale nodo da sciogliere per tali enti riguarderà l’attuale regime di esenzione Iva (articolo 10, comma 1, n. 27 ter, del Dpr 633/1972) che, con la completa attuazione della riforma, subirà alcuni cambiamenti. Un aspetto questo che, come già evidenziato su queste pagine, interesserà non solo le realtà che operano nel settore socio-sanitario ma anche quelle che forniscono prestazioni socio-assistenziali ed educative.

Il Codice del Terzo settore (Cts) modifica, infatti, il quadro delle agevolazioni sotto il profilo Iva andando a riformulare la categoria degli enti non profit che possono fruire dei particolari regimi di esenzione previsti dall’articolo 10, comma 1, nn. 15), 19) 20) e 27 ter, del Dpr 633/1972.

Il completamento della Riforma, infatti, porterà alla sostituzione della parola Onlus, contenuta nell’articolo citato, con quella di «enti del Terzo settore non commerciali», ossia tutti quelli che rispondono ai criteri di cui all’articolo 79, comma 5, del Codice del Terzo settore. Una novità, questa, che avrà delle conseguenze fiscali per le realtà che operano nel settore socio-sanitario con alcune valutazioni da compiere in via preventiva sulla portata della nuova disciplina.