Non spetta agli eredi il rimborso dell’imposta sulla rivalutazione

In caso di opzione per la rivalutazione dei terreni, la morte del contribuente intervenuta prima della vendita dei terreni stessi non rappresenta valido motivo per il rimborso dell’imposta sostitutiva agli eredi. Lo afferma la Ctr Toscana con la sentenza 682/3/2021 (presidente e relatore Giubilaro).

La vicenda origina dalla richiesta, avanzata dagli eredi, per il rimborso dell’imposta sostitutiva a suo tempo versata dal de cuius per la rivalutazione di alcuni terreni edificabili, caduti in successione prima della vendita. La richiesta di rimborso è giustificata dall’inefficacia della rivalutazione in capo agli eredi, per i quali il costo fiscale dei terreni è quello indicato nella dichiarazione di successione (nel caso di specie peraltro inferiore a quello rivalutato). La richiesta viene presentata entro due anni dal decesso del de cuius, in forza dell’articolo 21 del Dlgs 546/1992.

Gli eredi impugnano il silenzio-rifiuto dell’Agenzia ma la Ctp respinge il ricorso, osservando innanzitutto che la fattispecie non ricade nell’ambito di applicazione dell’articolo 21, bensì in quello dell’articolo 38 del Dpr 602/1973, con conseguente tardività della richiesta di rimborso, presentata dopo più di 48 mesi dal versamento.

In ogni caso, secondo la Ctp il rimborso spetterebbe solo a seguito di errore od omissione nella dichiarazione dei redditi, mentre nella fattispecie si è in presenza di un versamento volontario, oltre che corretto nell’ammontare, eseguito in funzione di un vantaggio futuro del tutto eventuale al momento del pagamento.