Passaggi generazionali e aziende, il controllo non può essere decisivo

L’agenzia delle Entrate limita il perimetro dell’agevolazione sulle imposte indirette dovute in occasione dei passaggi generazionali. Nella risposta a interpello 552/2021 viene infatti adottata una interpretazione restrittiva dell’articolo 3, comma 4-ter, del Dlgs 346/1990, nella parte in cui – per i trasferimenti a favore dei discendenti e del coniuge che abbiano ad oggetto partecipazioni in società di capitali – esclude dall’imposta sulle successioni e donazioni soltanto le quote o azioni mediante le quali «è acquisito o integrato il controllo ai sensi dell’articolo 2359, 1° comma, numero 1), del Codice civile» (ossia, il controllo di diritto).

L’istante, all’esito di una articolata riorganizzazione, sarebbe divenuto socio unico di una società di capitali (PF Holding), titolare unicamente di una partecipazione pari al 20,52% in una Spa operativa (Alfa); chiedeva con l’interpello la possibilità di fruire del regime di favore concesso dall’articolo 3, comma 4-ter allorché avesse poi trasferito il 100% di PF Holding ai propri figli in comunione tra loro.

L’Agenzia, dopo avere richiamato la sentenza della Corte costituzionale 120/2020, ha dapprima posto l’accento sul fatto che, ai fini del beneficio, «ciò che merita rilievo… è la necessaria e indispensabile presenza dell’oggetto principale della disposizione agevolativa in esame, vale a dire la sussistenza di un’azienda di famiglia, intesa quale realtà imprenditoriale produttiva meritevole di essere tutelata anche nella fase del suo passaggio generazionale, anche per evitare «una conseguente perdita dei posti di lavoro e ulteriori ripercussioni sul tessuto economico»; pertanto, «in assenza di una “azienda”, l’applicazione dell’agevolazione de qua violerebbe la ratio della disposizione medesima».

Fin qui l’obiettivo, condivisibile, è contrastare le condotte più aggressive di chi invoca l’agevolazione per trasferimenti di partecipazioni in società che non svolgono alcuna attività commerciale (si pensi alle società esclusivamente intestatarie di immobili, di liquidità o di strumenti finanziari); trasferimenti non meritevoli di essere favoriti, poiché non implicano un vero e proprio passaggio generazionale di un’attività d’impresa.