Sui magazzini autoportanti il pasticcio dei bonus fruibili

Mentre la bozza di disegno di legge di Bilancio prevede una consistente proroga (anche se con impatto ridotto) per i crediti d’imposta legati all’acquisto di beni strumentali nuovi (in particolare ove dotati dei requisiti «Industria 4.0»), l’esame di alcuni casi concreti denota alcune anomalie che andrebbero riviste in chiave interpretativa. Un caso tipico è quello dei magazzini automatizzati autoportanti, beni tra i più richiesti dalle imprese in un’ottica di modernizzazione delle strutture di gestione delle scorte.

Si ricorderà che per superare una posizione restrittiva delle Entrate (la risoluzione 62/E/2018 aveva concluso che fossero agevolabili con iper/super ammortamento «le sole componenti impiantistiche dei magazzini autoportanti, ossia le componenti escluse dalla determinazione della rendita catastale») era stata emanata una disposizione interpretativa, l’articolo 3-quater, comma 4, del Dl 135/2018, secondo la quale l’importo agevolabile «si intende comprensivo anche del costo attribuibile alla scaffalatura asservita dagli impianti automatici di movimentazione», ferma restando «la rilevanza di detta scaffalatura ai fini della determinazione della rendita catastale, in quanto elemento costruttivo dell’intero fabbricato».

Scopo della norma è, evidentemente, quello di prendere atto che la scaffalatura non può essere assimilata a un immobile, avendo una durata economico-tecnica del tutto differente, e di evitare che questi beni subissero una ingiustificata disparità di trattamento rispetto agli analoghi investimenti in magazzini «non autoportanti».

Con la risposta a interpello 408/2019, l’Agenzia ha (sorprendentemente) sostenuto che ai fini della determinazione della vita utile (e quindi del coefficiente fiscale di ammortamento) delle scaffalature, le funzioni «immobiliari» svolte da queste ultime assumano un ruolo preponderante rispetto alle funzioni «impiantistiche». Disattendendo, quindi, quanto in passato espresso con risoluzione 9/1285/1985 (nella quale questi magazzini vengono definiti «un unico complesso che, in quanto tale, deve essere ammortizzato con applicazione di un unico coefficiente di ammortamento»), la risposta ha creato una sorta di “mostro giuridico”, vale a dire un bene che, in parte, viene ammortizzato al 3% come un immobile ma fruisce per gli stessi componenti del credito d’imposta previsto per i beni «Industria 4.0», in aperto contrasto con il comma 1053 dell’articolo 1 della legge 178/2020, che impedisce che il bonus si ottenga per cespiti con coefficienti di ammortamento inferiori al 6,5 per cento. Peraltro, siccome resta il fatto che queste strutture non presentano assolutamente una vita utile ipotizzabile pari a quella di un immobile, le imprese sono costrette a un doppio binario, applicando contabilmente una aliquota maggiore che, poi, riprendono a tassazione come ammortamento ordinario temporaneamente non deducibile.

A ciò si aggiunge che si ha notizia che, in sede di verifica, è stato talvolta eccepito alle imprese che hanno acquistato tali magazzini prima del 2017, fruendo del solo superammortamento, che la disposizione interpretativa (articolo 3-quater, comma 4, del Dl 135/2018) non si applicherebbe al caso specifico, per cui queste componenti di costo non rientrerebbero nell’agevolazione.

Al di là dell’incipit della norma, che doveva risolvere il problema contingente creato dalla risoluzione 62/E/2018, non si comprende proprio perché le scaffalature dovrebbero essere iperammortizzabili e non superammortizzabili, se solo si pone mente al fatto che la stessa agenzia delle Entrate, nella recente risposta a interpello 720/2021, non ha avuto difficoltà a superare il dato letterale, affermando con chiarezza che tale disposizione si applica anche al credito d’imposta previsto dalla legge 178/2020. Riconoscendo che il riferimento del legislatore («ai soli fini» dell’applicazione dell’iperammortamento) ha il solo scopo di evitare che questa interpretazione si applichi anche ad altri contesti normativi, quale quello catastale o Imu. Occorre ritornare sul tema per superare le descritte criticità.