Import definitivo per lavorazione: detraibilità dell’imposta a rischio

Chi introduce in Italia beni a scopo di lavorazione può fruire del regime di perfezionamento attivo, evitando di pagare dazi e Iva. Ma l’operatore potrebbe decidere di importare i beni a titolo definitivo assolvendo anche l’Iva in dogana, senza tuttavia divenirne proprietario.

In questo caso ci si domanda se spetti la detrazione dell’imposta. L’orientamento favorevole si fonda sulla risoluzione 96/E del 2007 che ha ammesso la detrazione dell’Iva sulle importazioni in prestito d’uso di metalli preziosi (per i quali il pagamento di compensi per l’uso è solo eventuale), non ritenendo necessaria la proprietà dei beni importati, conformemente a Cassazione, sentenza n. 7016/2001. Ciò che conta, infatti, sarebbe solo il nesso fra il bene importato e l’esercizio dell’attività, in linea con le conclusioni della sentenza Ue C-132/16.

Il diritto di detrazione è inoltre riconosciuto, in ragione del loro probabile futuro acquisto, per l’importazione di beni “coperti” da un contratto di consigment stock (risoluzione 346/E/2008 e risposta 509/2021). È altresì detraibile l’Iva sull’importazione di beni presi a noleggio dall’importatore, che li concederà in sub-noleggio, nel presupposto che siano indispensabili all’attività dell’operatore e le spese relative «influenzino il prezzo dei servizi» di sub-noleggio (risposta 6/2019).

A livello generale, è tuttavia ribadito che «solo l’effettivo destinatario della merce importata» può detrarre l’Iva in dogana (principio di diritto 13/2021 e risposta 4/2020), non spettando invece la detrazione, per esempio, al trasportatore che versa l’imposta sulle merci importate, dato che il loro valore non concorre a formare il corrispettivo del servizio di trasporto (sentenza Ue C-187/14).