Sospensione ammortamenti anche nel bilancio 2021 

Sospensione degli ammortamenti anche nel bilancio 2021, ma solo per chi si è già avvalso integralmente di tale possibilità nel rendiconto dello scorso anno. Lo prevede un emendamento alla legge di bilancio 2022 approvato in commissione Finanze al Senato che interviene sull’articolo 60 del Dl Agosto che demandava l’estensione temporale della norma a un decreto ministeriale. Difficoltà di coordinamento con le norme originarie sul recupero delle quote sospese.

L’articolo 60, comma 7-bis, del Dl 104/2020 ha previsto la facoltà, per le imprese che non adottano i principi contabili internazionali, di non stanziare, fino al 100%, gli ammortamenti dei beni materiali e immateriali nel bilancio dell’esercizio in corso al 15 agosto 2020. La disposizione stabiliva che la quota sospesa nel 2020 doveva imputarsi nel bilancio 2021 facendo slittare in avanti tutte le quote successive, allungando di un esercizio il piano di ammortamento originario.

Le quote non imputate in bilancio ai sensi della norma in questione potevano essere dedotte in via extracontabile nella dichiarazione mod. Redditi 2021 (si trattava di una facoltà come chiarito dalla risposta 607/2021). L’articolo 60 demandava a un decreto del Mef la eventuale riproposizione della disposizione negli esercizi successivi in relazione al perdurare dell’emergenza pandemica.

Con l’emendamento approvato ieri, la possibilità di sospendere gli ammortamenti viene prevista normativamente (eliminando la possibile decretazione ministeriale) anche per l’esercizio successivo a quello in corso al 15 agosto 2020 da parte di quelle imprese che, nel bilancio 2020, «non hanno effettuato il 100% dell’ammortamento annuo».

In pratica, il legislatore replica la norma solo per quei soggetti che hanno azzerato gli ammortamenti nel bilancio 2020 avvalendosi dell’articolo 60. Le imprese che, invece, hanno stanziato quote di ammortamento lo scorso anno (ancorché ridotte – ad esempio al 50% – in base alla disposizione emergenziale) non potranno utilizzare il mancato stanziamento nei rendiconti 2021, né in tutto né in parte. Ciò evidentemente nel presupposto che, se non si è ritenuto di sospendere interamente le quote nell’anno peggiore della crisi, non vi sia, a maggior ragione, la necessità di farlo nel 2021.

La proroga della disposizione dovrà essere coordinata in via interpretativa con le modalità di recupero delle quote non stanziate previste dal comma 7-bis. Dovrebbe ritenersi, anche se l’emendamento non si occupa di questo aspetto e si tratta di lacuna non trascurabile, che ciò che sarà oggetto di mancato stanziamento è la quota di competenza del 2020 (sospesa), la quale, originariamente, doveva essere allocata proprio nel bilancio 2021 e che slitterà invece al 2022. La quota di competenza del 2021 verrà conseguentemente imputata al bilancio 2023 (non essendo ipotizzabile che nel 2022 vengano raddoppiati gli ammortamenti) e in questo modo il piano di ammortamento finirà per allungarsi di ben due esercizi.

Anche per le quote sospese nel 2021 vale l’obbligo, sancito dal comma 7-ter dell’articolo 60, di accantonare un corrispondente importo dell’utile a una riserva indisponibile. Nel caso in cui l’utile sia incapiente, si porrà un vincolo su riserve preesistenti o su utili di esercizi successivi.