Marchi di impresa fuori dal patent box, ma solo per le opzioni esercitate con decorrenza 2017. L’articolo 56 del decreto legge 50/2017, stabilisce che, per i regimi avviati nel 2015 e nel 2016, la deduzione relativa al reddito dei marchi, sia a uso diretto che in licenza, continua fino al termine del quinquennio e in ogni caso non oltre il 30 giugno 2021. In arrivo l’aggiornamento del Dm 3 luglio 2015, per adeguarlo alle nuove disposizioni. Patent senza marchi. Il regime italiano di fiscalità agevolata per i beni immateriali si adegua, almeno in parte, alle prescrizioni dell’Ocse. Il paragrafo 63 del documento «Action 5» del progetto Beps dell’Ocse impediva, dopo il 30 giugno 2016, nuove ammissioni a regimi di patent box che non fossero conformi alle regole del nexus approach contenute nel medesimo documento. Regole che (paragrafi 34 e seguenti) consentono di detassare solamente brevetti (compresi i modelli di utilità) e software protetto da copyright. Il Dl 50/2017, all’articolo 56, cancella conseguentemente i marchi di impresa dal comma 39 della legge 190/2014, che elenca i beni immateriali che possono fruire del patent box. Regime che resta invece pienamente utilizzabile per il software tutelato, i brevetti, i disegni e i modelli e il know how. L’eliminazione dei marchi dall’ambito dell’agevolazione vale solo per il futuro e dunque ha una decorrenza non del tutto allineata con l’Ocse. Non si potranno immettere i marchi nel patent box, precisa la norma, a partire dai periodi di imposta per i quali le opzioni sono esercitate dopo il 31 dicembre 2016 e dunque, per i soggetti con esercizio coincidente con l’anno solare, a partire dal 2017. Le opzioni sui marchi già esercitate con riferimento ai periodi di imposta 2015 e 2016 restano invece valide fino a scadenza. Lo prevede espressamente il comma 3 dell’articolo 56 secondo cui le norme sul patent box precedenti la modifica rimangono applicabili non oltre il 30 giugno 2021.

Fonti: Il Sole 24 Ore – Italia Oggi- Vita Non Profit

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