Nonostante siano trascorsi quasi tre anni dal referendum del 26 giugno 2016, data in cui i cittadini britannici hanno deciso la fuoriuscita del Regno Unito dall’Unione Europea, apparentemente, nulla è cambiato. Dalle strade ai tavoli dei consigli di amministrazione gli interrogativi sono rimasti invariati: «Quand’è che il Regno Unito lascerà l’Unione Europa? Recederà con o senza accordo? Potrebbe esserci un secondo referendum?».

Contrariamente al sentire comune, sin dall’inizio dei negoziati, i principali leader hanno messo in atto sforzi non indifferenti per giungere ad un accordo vantaggioso per tutte le parti coinvolte. In particolare, la versione finale dell’«Accordo sul recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord dall’Unione europea e dalla Comunità europea dell’energia atomica» e la «Dichiarazione politica che definisce il quadro delle future relazioni tra l’Unione europea e il Regno Unito» non sono altro che il frutto di un lavoro imponente, caratterizzato da lunghi dibattiti a tutti i livelli.

Tenuto conto della difficoltà riscontrate dal governo, a causa delle quali non è stato ad oggi possibile raggiungere l’approvazione dell’accordo da parte del Parlamento inglese, il periodo previsto dall’art. 50(3) del trattato sull’Unione Europea è stato esteso ripetutamente; da ultimo con la decisione del Consiglio Europeo dell’11 aprile scorso. In particolare, come noto, l’estensione del termine fino al 31 ottobre 2019 perderà efficacia ove il Regno Unito non provveda a: i) partecipare alle elezioni del Parlamento Europeo conformemente al diritto vigente ii) ratificare il ricordato accordo di recesso entro maggio 2019. Inoltre, tale “re-estensione” preclude ogni riapertura dei negoziati sull’Accordo di recesso e non potrà essere utilizzata quale occasione/pretesto per riaprire le trattative sulle relazioni future (i.e. post-recesso).

In altre parole, incertezza e precarietà sono tutto fuorché lontane.

Il Regno Unito è stato senz’altro lo Stato europeo in cui sono confluiti il maggior numero di investimenti internazionali; di questi circa metà provenienti da altri Paesi UE. Numeri straordinari che hanno originato non poche paure, specie in quei settori maggiormente permeati dall’integrazione normativa europea; da quasi mezzo secolo protagonista indiscussa. Dal mondo della finanza a quello farmaceutico, ma non solo, il percorso sarà tortuoso e potrebbero rivelarsi necessari anni per il raggiungimento di un equilibrio vagamente paragonabile a quello attuale in ipotesi di “hard-Brexit”.

Nel corso degli ultimi mesi Studio Corno ha quindi analizzato le possibili implicazioni giuridiche sia in caso di accordo che di “no-deal, in un’ottica di contemperamento dei rischi finalizzato a rendere i propri assistiti “attori” e non “succubi” dell’alea politica.  Le principali “aree” analizzate durante gli scorsi mesi sono state i. Cooperazione giudiziaria (riconoscimento ed esecuzione delle sentenze) ii. Fusioni e acquisizioni nel Regno Unito iii. Protezione dei dati personali.

In considerazione dell’esperienza maturata da Studio Corno dal 1948 nell’assistenza di gruppi societari e imprese familiari, nonché dell’internazionalizzazione delle stesse, Giorgio Corno (Avvocato e Solicitor) ha illustrato le risultanze di detti approfondimenti in occasione della ventitreesima Conferenza annuale organizzata da “LAWorld” a Kuala Lumpur,  network legale di cui Studio Corno fa parte. In tale occasione sono state condivise sfide ed opportunità del fenomeno “Brexit”, con particolare riferimento al “come” gli studi legali possono/devono agevolare gli operatori economici.

L’approccio, di natura eminentemente pratica, ha posto in luce i potenziali risvolti operativi dei vari scenari astrattamente possibili grazie all’interazione con i 61 “delegati” intervenuti, che hanno dato vita  ad un risultato più che positivo. Risultato che, oggi più di ieri, conferma la nostra vision, ossia che la cooperazione transfrontaliera costituisce l’unica via per affrontare con successo le sfide legate a Brexit e non solo; chiave di lettura irrinunciabile per analizzarne consapevolmente implicazioni ed opportunità da mettere a disposizione dei nostri assistiti.

Per maggiori informazioni e per  poter consultare la presentazione del meeting di LAWorld di Kuala Lumpur  scrivere a legale@studiocorno.it