Magazzini automatici, deduzione accelerata dell’ammortamento

Per le scaffalature dei magazzini automatici vale il coefficiente di ammortamento degli impianti e non quello degli immobili. Lo sostiene correttamente Assonime, criticando le diverse indicazioni fornite dalle Entrate con la risposta 408/2019. La mancanza di autonomia funzionale delle “gabbie” metalliche dovrebbe portare alla conferma delle precedenti istruzioni ministeriali che ammettevano la deduzione accelerata. Le molte imprese interessate al problema, che oltre l’iperammortamento riguarda la deduzione delle quote ordinarie, auspicano una tempestiva modifica dell’interpretazione delle Entrate.

L’ingarbugliata vicenda dei magazzini automatici autoportanti viene alla ribalta, come ricorda Assonime nella circolare 30/2020, con l’introduzione dell’agevolazione Industria 4.0, che non spetta agli immobili e ai beni con aliquota inferiore al 6,5%. I magazzini autoportanti sono impianti di movimentazione automatica (essendo interconnessi al sistema aziendale, sono in grado di gestire in modo robotizzato il versato a magazzino e le successive spedizioni secondo gli ordini dei clienti) la cui struttura (scaffalatura), a cui si collegano i traslo-elevatori e i carrelli che spostano i prodotti, è infissa al suolo, sicché viene accatastata come immobile.
La risoluzione 62/E/2018, facendo prevalere aspetti catastali, negò che le scaffalature potessero usufruire dell’iperammortamento in quanto immobili. Intervenne allora il legislatore con una interpretazione autentica (Dl 135/2018) per chiarire che il costo agevolato dei magazzini automatici era comprensivo di quello della scaffalatura, ferma restando la rilevanza per la rendita catastale.

In buona sostanza, il legislatore affermò che le gabbie metalliche dei magazzini restano immobili per il catasto, ma sono impianti a tutti gli effetti per la determinazione dell’iper e dunque, aggiungiamo, anche dell’ordinario processo di ammortamento, visto che la deduzione maggiorata si spalma come le quote ordinarie e non spetta per i beni ammortizzati al di sotto del 6,5%.

Senonché, l’agenzia delle Entrate, con la risposta 408/2019, affermò che la natura ibrida di queste strutture metalliche comporta che le quote di iperammortamento vanno suddivise con il coefficiente tabellare degli immobili, con ciò spiazzando le imprese che, da sempre, ammortizzano questi cespiti con coefficienti dal 12,5% al 17,5% in base alla risoluzione 1285 del 1985.