L’economicità identifica il fisco del terzo settore

Con l’operatività del Registro unico (Runts), saranno molte le realtà non profit che decideranno di assumere la qualifica di ente del Terzo settore (Ets). E proprio in questo contesto, uno dei fattori da considerare riguarda il requisito della commercialità/non commercialità, da valutarsi in base ai nuovi parametri normativi.

In sostanza, si tratterà di verificare, secondo i criteri individuati dall’articolo 79 del Dlgs 117/2017 (Codice del Terzo settore o Cts), quando le attività di interesse generale svolte dall’ente possano considerarsi commerciali o meno. Un vero e proprio cambio di paradigma se si pensa che fino a oggi le realtà non profit quale parametro di riferimento hanno preso in considerazione il Tuir. Testo, quest’ultimo, che non conteneva una specifica declinazione della commercialità per gli enti non profit, limitandosi a rinviare ad alcune norme del Codice civile e qualificando come commerciali le attività aventi carattere “imprenditoriale” ovvero rese a fronte di prestazione di servizi (articolo 2195 del Codice civile) o in presenza di una organizzazione.

Fiscalità premiante per chi ha natura non commerciale

Sotto il profilo fiscale, la classificazione delle attività svolte dagli Ets come commerciali o meno incide sulla qualificazione complessiva dell’ente, rilevando ulteriormente la prevalenza delle une rispetto alle altre. Con la riforma del Terzo settore, infatti, si assiste all’introduzione di un criterio che ricalca la ratio sottesa all’articolo 149 Tuir che individua una serie di parametri (immobilizzazioni, ricavi, redditi, spese) idonei a determinare la perdita della qualifica non commerciale, sulla base di una verifica dell’attività di fatto svolta.

La riforma persegue tuttavia un obiettivo di semplificazione, e di certezza del diritto, fissando un solo criterio “univoco” in virtù del quale definire la prevalenza dell’attività commerciale o non commerciale (e così fissare lo status dell’ente), in modo da superare le molteplici difficoltà applicative recate dall’articolo 149.

Più nel dettaglio, l’articolo 79, comma 5, del Codice del terzo settore, dispone che debba considerarsi commerciale l’Ets i cui proventi delle attività di interesse generale svolte in forma di impresa, e delle eventuali attività diverse, siano prevalenti rispetto a quelli derivanti da attività di natura non commerciale.

Il test di prevalenza mette a confronto le entrate riconducibili alle diverse attività dell’ente e deve essere svolto considerando le puntuali disposizioni recate dal Codice.